Elenco dei prodotti per la marca Masseria Frattasi

Ai piedi del Magnum Taburnum cantato da Virgilio nell’Eneide e nelle Georgiche.

La Masseria Frattasi è un edificio del Settecento, perfettamente conservato dai proprietari, la famiglia Clemente titolare dell’azienda.

Attorno alla imponente costruzione in pietra calcarea bianca crescono i vigneti di Falanghina e di Aglianico, i primi sotto i 380 metri sopra il livello del mare, l’Aglianico cresce a quote immediatamente superiori.

Gli impianti sono a densità di settemila piante per ettaro. Producono 70 quintali per ettaro.

Sono tutti inerbati e con sistemi di coltivazione biologica.

Nei registri dell’Avalos, Principi di Montesarchio e Pescara e Marchesi del Vasto, conservati nel palazzo d’Avalos in via dei Mille a Napoli, è attestato che la famiglia Cecere coltivava a vigneto e produceva vino nei casali di Montesarchio già nel 1576.

L’attività non è mai stata interrota. Le varietà di vite coltivate sono quelle tipiche del Sannio Caudino. Proprio sotto al Taburno sopravvisse la varietà falanghina negli anni della filossera, e qui nel punto più meridionale del massiccio calcareo negli anni Sessanta era rimasta l’unica enclave coltivata.

Ancora oggi nel Sannio dire Falanghina di Bonea significa parlare della migliore e più rinomata qualità del vitigno.

Negli anni cinquanta del secolo scorso il titolare della masseria, don Antonio Cecere salvò la Falanghina che sopravvisse solo ai piedi del Taburno, fra Montesarchio e Bonea.

Come il Greco è di Tufo, così la Falanghina è di Bonea.

Per questo motivo il vino dell’azienda si chiama proprio Falanghina di Bonea.

La barricaia, le stanze per la conservazione della riserva sono ubicate direttamente nella masseria, con umidità e temperatura costanti tutto l’anno.

La maturazione avviene in botti di legno da 225 litri, nuove, di rovere francese ottenuto nelle foreste di Allier, Vosgi e Never.

L’azienda si sviluppa nella masseria vera e propria, nella nuova cantina interrata, di oltre mille metri quadrati, realizzata con i più sofisticati materiali della scienza enologica. I rivestimenti esterni sono stati realizzati con basoli di calcare bianco.

Il portale ha inserti di particolari lastre di terracotta di tombe sannite di una necropoli del V secolo avanti Cristo rinvenuta durante i lavori di scasso nel vigneto della Masseria Feoli, nella frazione Varoni di Montesarchio.

L’azienda vinicola Masseria Frattasi sorge in montagna, sotto il Taburno, l’edificio è del 1779, anno di fondazione dell’azienda agricola.

Taburno deriva da Taurn, che in dialetto minoico significava montagna solcata da forre e canyon. Le popolazioni di Creta portarono la vite nella prima colonizzazione greca in queste terre, tremila anni fa.

La famiglia Clemente ha dato inizio al rinascimento viticolo della zona.

Ha fatto conoscere la falanghina, il vitigno a bacca bianca più antico d’Europa, in tutti mercati del mondo, dal Giappone alla Svezia, da Phoenix a Tokyo, da San Diego al Cairo.

Da qui, dai terreni del nonno Antonio le prime marze delle piantine iniziarono ad essere diffuse nelle altre province e nei comuni della zona.

In questo pugno di pietre schiacciate sui ripidi fianchi della montagna la falanghina è sempre stata coltivata, la zona è la capitale del più pregiato bianco del Sud.

Le etichette dei vini hanno una ceramica sulla parte frontale. Sono opera di Giustiniani, il più famoso ceramista del Settecento, col classico giallo, verde e azzurro della tradizione napoletana.

Giustiniani aveva una bottega a pochi chilometri dalla masseria, decorò la cappella palaziale del Seicento.

Quando il terremoto distrusse la cappella abbiamo recuperato le riggiole, le mattonelle raffigurate sulle etichette e le abbiamo fatte rivivere non più sotto i piedi dei fedeli, ma davanti al loro palato.

Masseria Frattasi è anche un luogo di vita, la titolare Caterina Cecere è una viticoltrice da quando aveva cinque anni e ha fatto la sua prima vendemmia, insegna allo sterminato esercito di nipotini, di tutte le età, da Delfina a Beniamino, come si vive in campagna, dal mosto cotto al passito, dalle marmellate di aglianico ai gelati di falanghina, dalle grappe con uve passite di falanghina raccolte a dicembre all’arrosto cotto con l’aglianico.

Non ci sono declinazioni gastronomiche dove non ci sia l’uva e il vino, tra cento varietà e mille maturazioni.

Tra le poderose mura della’azienda e della cantina, spesse anche un metro e mezzo i ritmi di vita sono lenti e scanditi con i ritmi delle vendemmie.

La cantina è il progetto di un grande architetto. Un nocciolo di cemento armato ricoperto come una glassa di maestosi massi di calcare bianco: la stessa pietra della montagna dove crescono le viti.

Nelle nostre cantine dove le tecnologie del freddo si esprimono ai massimi livelli le uve conservano profumi e armonie davvero introvabili.

La barricaia, le stanze per la conservazione della riserva sono ubicate direttamente nella masseria, con umidità e temperatura costanti tutto l’anno. La maturazione avviene in botti di legno da 225 litri, nuove, di rovere francese ottenuto nelle foreste di Allier, Vosgi e Never.

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